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	<title>Centro Missionario Francescano Onlus &#187; Formazione Missionaria</title>
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		<title>Workshop con Alessandro Zappalà: una giornata-tipo missionaria</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 17:31:49 +0000</pubDate>
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		<title>Relazione di P. Felice Autieri OFMConv &#8211; &#8220;L&#8217;incontro di San Francesco con il Sultano&#8221; (VIII centenario)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 09:06:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Confernza di fr Felice Autieri]]></description>
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		<title>Relazione P.Gianfranco Grieco OFMConv: La Missione dei Frati</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 12:45:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La Missione dei Frati&#8221; conferenza di fr Gianfranco Grieco del 13 febbraio 2019]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La Missione dei Frati&#8221; conferenza di fr Gianfranco Grieco del 13 febbraio 2019<br />
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		<title>La Chiesa è nata &#8220;in uscita&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 15:50:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La gioia di annunciare il Vangelo &#8211; Fr Edoardo Scognamiglio  Il Messaggio che papa Francesco ha consegnato a tutti i cristiani lo scorso 8 giugno 2014, solennità di Pentecoste, in occasione della prossima giornata missionaria mondiale, ci fa comprendere chiaramente a quale modello di missione egli s’ispira e cosa effettivamente il vescovo di Roma intende [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/Articolo-Scognamiglio_Papa.jpg"><img class="alignleft wp-image-1177 size-medium" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/Articolo-Scognamiglio_Papa-211x300.jpg" alt="Articolo Scognamiglio_Papa" width="211" height="300" /></a><strong>La gioia di annunciare il Vangelo &#8211; Fr Edoardo Scognamiglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Il Messaggio che papa Francesco ha consegnato a tutti i cristiani lo scorso 8 giugno 2014, solennità di Pentecoste, in occasione della prossima giornata missionaria mondiale, ci fa comprendere chiaramente a quale modello di missione egli s’ispira e cosa effettivamente il vescovo di Roma intende per nuova evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Siamo tutti missionari</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Papa Francesco, ispirandosi al Vaticano II e allo stesso Giovanni Paolo II, parte da un dato molto concreto: “oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo”. Rimane perciò di grande urgenza la missione ad gentes che non è più “roba da preti” in quanto tocca la vita di tutti i membri della Chiesa che è per sua natura missionaria. Papa Francesco riconosce una forza vitale e dinamica &#8211; lo Spirito Santo &#8211; alle origini dell’essere e dell’identità della Chiesa. Questa, infatti, corpo del Signore, popolo santo, è nata “in uscita”, ossia è per sua natura estroversa, aperta al mondo, orientata verso le genti. Chi scopre il grande tesoro del Vangelo – il Regno che viene in Cristo Gesù – non lo tiene per sé ma impara a condividere tale ricchezza con gli altri. La Chiesa, dunque, non è un orto concluso, ma una casa aperta capace di accogliere tutti e di farsi strada con la gente che cammina sulle strade del mondo. Anzi, ancora di più, la Chiesa è un ospedale da campo pronto a curare le ferite di chi è in battaglia. C’è un agire della fede che non è secondario alla dottrina né al pensare la fede. Credere in Gesù, amare il Vangelo, vuol dire, per papa Francesco, chinarsi sull’altro e testimoniare con la vita la stessa fede professata. Il Vangelo, parafrasando il Poverello d’Assisi, è una vita da compiere, da vivere quotidianamente, come forma del proprio agire e pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giornata Missionaria Mondiale è, nella concezione pratica di Bergoglio, un momento privilegiato in cui i fedeli dei vari continenti s’impegnano con preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione. Si tratta di una celebrazione di grazia e di gioia. “Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Il senso cristiano della gioia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riprendendo l’Evangelii gaudium, papa Francesco si sofferma sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari, avendo come punto di riferimento il testo di Lc 10,21-23. L’evangelista racconta che il Signore inviò i settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù. Dopo aver compiuto questa missione di annuncio, i discepoli tornarono pieni di gioia. Se ne deduce che la gioia è un tema dominante di questa prima e indimenticabile esperienza missionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù richiama al vero senso della gioia: non per le opere compiute, per il Maligno avversato, o per le conversioni in atto, ma perché i nomi dei discepoli sono scritti nei cieli. La gioia consiste nel compiere la volontà del Padre, nel rendersi strumenti di riconciliazione e di perdono per il Regno che viene.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso cristiano della gioia è condividere l’intimità di Gesù con il Padre mediante il dono dello Spirito Santo la cui forza opera nei discepoli. In effetti, ai discepoli è stata donata l’esperienza dell’amore di Dio, e anche la possibilità di condividerlo. E questa esperienza dei discepoli è motivo di gioiosa gratitudine per il cuore di Gesù. Luca ha colto questo giubilo in una prospettiva di comunione trinitaria: “Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo” rivolgendosi al Padre e rendendo a lui lode. La gioia più grande alla quale sono chiamati i discepoli è quella di Gesù in quanto Figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di partecipare a quell’intimità che lega Gesù con il Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">È una gioia trinitaria. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio?</p>
<p style="text-align: justify;">I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Il modello dell’umiltà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo missionario inaugurato da Gesù consiste nella mitezza e nella piccolezza. Sono i poveri e gli esclusi i destinatari dell’annuncio del Regno. Essi sono anche i soggetti o i protagonisti dell’evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il povero che sperimenta la potenza di Dio, che viene liberato dal male, che è toccato dalla grazia, diventa egli stesso missionario. Si può facilmente pensare a Maria, a Giuseppe, ai pescatori di Galilea, e ai discepoli chiamati lungo la strada, nel corso della sua predicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendendo il testo lucano, il papa rimanda all’esultanza simile di Maria: «l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore » (Lc 1,47). Si tratta della buona notizia che conduce alla salvezza. Maria, portando nel suo grembo Gesù, l’evangelizzatore per eccellenza, incontrò Elisabetta ed esultò di gioia nello Spirito Santo, cantando il Magnificat. Si diventa nuovi evangelizzatori oggi assumendo uno stile mariano di vita e di annuncio. Si è credibili, infatti, solamente nella semplicità, proponendo quell’esperienza di gioia e di salvezza vissuta personalmente. Siamo oggi capaci di proporre questo al mondo? Non è forse vero che a volte, come Chiesa, ci proponiamo agli altri con superbia? Non abbiamo forse dimenticato nell’annuncio la logica del “se vuoi”? Non è forse altrettanto vero che certe nostre opere di carità possono diventare un modo per affermare il nostro dominio sugli altri, soprattutto sui poveri? Non è forse vero che certe nostre comunità parrocchiali sono diventate delle vere e proprie dogane della fede e dei sacramenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui il bisogno di entrare in questo fiume di gioia che inondò il cuore di Maria, di Giuseppe, di Elisabetta, dei discepoli. Senza questa gioia non si può annunciare il Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, denuncia il papa: «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice e opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» (Evangelii gaudium, n. 2).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Una critica per crescere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Papa Francesco sembra individuare una causa molto chiara per la crisi vocazionale in atto nella Chiesa cattolica. “In molte regioni scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata” per l’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse sono povere di entusiasmo e non suscitano attrattiva. La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri. Così, papa Francesco incoraggia le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi a vivere un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati. Dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine.</p>
<p style="text-align: justify;">Domandiamoci se nelle nostre comunità, chiese e famiglie si respira aria di pasqua, ossia quella novità della risurrezione che toccò il cuore dei discepoli nell’incontro con il Signore risorto. Chi è veramente felice non può non contagiare gli altri. «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Evangelii gaudium, n. 1).</p>
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		<title>I due compagni di viaggio di Papa Francesco</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 15:44:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fr Gianfranco Grieco È il suo sogno. La Chiesa del futuro che Papa Francesco ha a cuore, è questa: “samaritana e povera”. E, come compagni di viaggio non ha accanto a sé solo Francesco d’Assisi, del quale ha preso il nome, ma anche Celestino V, il quale nel corso di soli quattro mesi di pontificato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Fr Gianfranco Grieco<a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/Articolo-Grieco_compagni-di-viaggio-papa.jpg"><img class="alignleft wp-image-1168 size-medium" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/Articolo-Grieco_compagni-di-viaggio-papa-300x212.jpg" alt="Articolo Grieco_compagni di viaggio papa" width="300" height="212" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">È il suo sogno. La Chiesa del futuro che Papa Francesco ha a cuore, è questa: “samaritana e povera”. E, come compagni di viaggio non ha accanto a sé solo Francesco d’Assisi, del quale ha preso il nome, ma anche Celestino V, il quale nel corso di soli quattro mesi di pontificato ha dato l’esempio di “povertà, di misericordia e di spogliamento” .</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Isernia, sabato 5 luglio 2014, Papa Francesco ha fatto memoria dell’anniversario celestiniano, unendo così la testimonianza dei sue santi: “C’è un’idea forte che mi ha colpito, pensando all’eredità di san Celestino V. Lui, come san Francesco di Assisi, ha avuto un senso fortissimo della misericordia di Dio, e del fatto che <em>la misericordia di Dio rinnova il mondo”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Pietro del Morrone, come Francesco d’Assisi –continuava &#8211; conoscevano bene la società del loro tempo, con le sue grandi povertà. Erano molto vicini alla gente, al popolo. Avevano la stessa compassione di Gesù verso tante persone affaticate e oppresse; ma non si limitavano a dispensare buoni consigli, o pietose consolazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Loro per primi hanno fatto una scelta di vita controcorrente, hanno scelto di affidarsi alla Provvidenza del Padre, non solo come ascesi personale, ma come testimonianza profetica di una Paternità e di una fraternità, che sono il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlava davanti alla cattedrale di Isernia, dove tutto parla di Celestino V Papa Francesco, ed apriva così l’anno giubilare, sottolineando ciò che più lo colpiva: la loro compassione forte per la gente. Questi santi – rilevava- “<em>hanno sentito il bisogno di dare al popolo la cosa più grande</em>, la ricchezza più grande: <em>la misericordia del Padre</em>, il perdono.’ Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori’. In queste parole del <em>Padre nostro </em>c’è tutto un progetto di vita, basato sulla misericordia. La misericordia, l’indulgenza, la remissione dei debiti, non è solo qualcosa di devozionale, di intimo, un palliativo spirituale, una sorta di olio che ci aiuta ad essere più soavi, più buoni, no.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’ la profezia di un mondo nuovo </em>– proseguiva &#8211; : misericordia è profezia di un mondo nuovo, in cui i beni della terra e del lavoro siano equamente distribuiti e nessuno sia privo del necessario, perché la solidarietà e la condivisione sono la conseguenza concreta della fraternità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dichiarare aperta la porta della divina misericordia, Papa Francesco attualizzava così il messaggio dei sue santi di ieri che continuano a parlare agli uomini di oggi: ”Non è una fuga, non è un’evasione dalla realtà e dai suoi problemi, è la risposta che viene dal Vangelo: <em>l’amore come forza di purificazione </em>delle coscienze, forza <em>di rinnovamento </em>dei rapporti sociali, forza <em>di progettazione </em>per un’economia diversa, che pone al centro la persona, il lavoro, la famiglia, piuttosto che il denaro e il profitto. Siamo tutti consapevoli – avvertiva &#8211; che questa strada non è quella del mondo; non siamo dei sognatori, degli illusi, né vogliamo creare oasi fuori dal mondo. Crediamo piuttosto che <em>questa strada è quella buona per tutti</em>, è la strada che veramente ci avvicina alla giustizia e alla pace”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Aggiornamenti sociali</em>”, la ben nota rivista dei gesuiti di Milano, ha scritto che l’espressione Papa Francesco è un ossimoro, cioè è l’accostamento di due termini dissonanti: la spoliazione che caratterizzo la scelta scalza e penitente del “povero di Assisi” e il “ potere delle chiavi” che è proprio dei pontefici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel perseguire il suo sogno di Chiesa &#8211; annotava la rivista dei gesuiti &#8211; Papa Bergoglio non poteva rifarsi a nessuno dei suoi predecessori, tant’è che nessuno fino a lui aveva osato chiamarsi Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa argentino, allora, si rifà a Celestino V, unendolo a Francesco d’Assisi e leggendo nei due, accostati, la sua idea di Chiesa povera, spogliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo 750 anni (l’elezione al papato di Celestino avvenne il 5 luglio, e governò dal 29 agosto fino al 13 dicembre 1294), la scelta povera e controcorrente celestiniana, si presenta ancora, come “profezia di un mondo nuovo”.</p>
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		<title>CON S.ANTONIO SULLE STRADE DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 15:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La &#8220;missione antoniana&#8221; &#8211; Fr Luciano Marini Antonio di Padova era morto a Padova all’età di 36 anni. Gli ultimi anni li aveva consumati camminando instancabile per portare a tutti “l’unica Parola che salva&#8221;. La sua breve vita ha lasciato una traccia profonda nella storia della chiesa, è diventato “il Santo che tutto il mondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/articolo-Marini_S.Antonio-reliqie.jpg"><img class="alignleft wp-image-1173 size-medium" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2014/11/articolo-Marini_S.Antonio-reliqie-220x300.jpg" alt="articolo Marini_S.Antonio reliqie" width="220" height="300" /></a><strong>La &#8220;missione antoniana&#8221; &#8211; Fr Luciano Marini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Antonio di Padova era morto a Padova all’età di 36 anni. Gli ultimi anni li aveva consumati camminando instancabile per portare a tutti “l’unica Parola che salva&#8221;. La sua breve vita ha lasciato una traccia profonda nella storia della chiesa, è diventato “il Santo che tutto il mondo ama”.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi frati, che da 800 anni custodiamo nella sua splendida basilica le sue spoglie mortali, la sua memoria, sentiamo questa grande responsabilità di continuare la sua missione di evangelizzatore e di difensore dei deboli e degli oppressi.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo sentito che non basta accogliere, nel migliore dei modi, i milioni di persone che ogni anno arrivano alla sua tomba per venerare il Santo, ma è necessario ‘andare’, come frate Antonio, sulle strade degli uomini, per paesi e città, a portare il Vangelo, a testimoniare l’amore di Dio per ogni uomo e per gli ultimi in particolare. E così da alcuni decenni abbiamo avviato una proposta pastorale che chiamiamo “missione antoniana”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Missioni antoniane</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la ricognizione dei resti mortali di S. Antonio nel 1981, molte comunità cristiane hanno richiesto delle reliquie del Santo. Ma non era possibile perché quanto era stato ritrovato era stato quasi tutto rimesso nella tomba in basilica. Si è però proposto, a chi richiedeva di avere delle reliquie, di portare in pellegrinaggio nelle loro comunità, le reliquie che erano state estratte nella ricognizione. Le domande di questi pellegrinaggi delle reliquie di S. Antonio arrivarono ed arrivano tutt’oggi numerose.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiamiamo “missione antoniana” questa iniziativa pastorale. Non è infatti un semplice portare alcune reliquie del Santo in giro per il mondo, ma noi frati desideriamo prestare la nostra povera voce perché S. Antonio possa continuare la sua missione evangelizzatrice per risvegliare la fede, suscitare la solidarietà e l’impegno per edificare il regno di Dio nel mondo di oggi. E’ una breve “missione popolare”; la gente accorre sempre numerosissima e noi frati proponiamo incontri con bambini, giovani, famiglie, ammalati. Visitiamo ospedali, carceri. Ci rendiamo disponibili per il sacramento della riconciliazione, animiamo veglie di preghiera, di adorazione. Non mancano poi le tradizionali manifestazioni della pietà popolare: processioni, venerazione della reliquia, feste…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla devozione alla fede</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno arriccia il naso quando si parla della pietà popolare perché, purtroppo, è vero che alle volte ci si ferma solo alle forme esteriori: processioni, fuochi, sagre, fiere…La finalità della missione antoniana è invece quella di aiutare le persone a passare dalla devozione alla fede. Già Paolo VI° nell’enciclica “Evangelii nuntiandi” diceva che “la pietà popolare è un terreno fertile su cui si può seminare la Parola del vangelo”. Ed anche Papa Francesco nella sua esortazione apostolica “Evangelii gaudium” parla a lungo della pietà popolare “nella quale, scrive, è sottesa una forza evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare” (nn.122-125).</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla devozione alla fede, dalla fede alla carità è il programma di queste missioni antoniane; “Antonio vangelo e carità” era già lo slogan per il centenario della nascita del Santo nel 1995. E posso testimoniare in questi anni di servizio alle missioni antoniane che ho visto davvero fatti straordinari di ritorno al Signore. “Padre, venga presto, mi disse al telefono una signora ammalata a cui avevo portato la benedizione con la reliquia del Santo. Venga perché mio marito, anche lui ammalato, vuole confessarsi. Sono 50 anni che non si confessa. Da quando ci siamo sposati!”</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa delle missioni antoniane non si limita all’Italia, ma raggiunge anche paesi lontani e paesi dove i cattolici sono minoranza. India, Sri Lanca, Australia, Inghilterra, Africa. Le reliquie del Santo sono passate per tutti i paesi dell’America Latina e dell’America del Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">S. Antonio, il Santo che il mondo ama, continua nei suoi frati la sua missione.</p>
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		<title>ANNO DELLA FEDE  &#8220;DESERTIFICAZIONE&#8221; E RICERCA DI DIO</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 11:15:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Formazione Missionaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Editoriale Il Missionario Francescano Gen-Feb 2013  L&#8217;Anno della Fede si prefigge di essere una sorta di pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare il Vangelo e la fede. Carissimi, &#8220;Il Signore vi dia pace&#8221;! Nell’omelia di apertura dell’Anno della fede il Papa sottolineava che, &#8220;se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della Fede [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale Il Missionario Francescano Gen-Feb 2013</strong></p>
<p><strong> L&#8217;Anno della Fede si prefigge di essere una sorta di pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare il Vangelo e la fede.</strong></p>
<p><strong></strong>Carissimi, &#8220;Il Signore vi dia pace&#8221;!</p>
<p>Nell’omelia di apertura dell’Anno della fede il Papa sottolineava che, &#8220;se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della Fede e una nuova evangelizzazione, il motivo è da ricercare nel fatto che gli ultimi decenni hanno visto l&#8217;avanzata di una spirituale desertificazione&#8221;.</p>
<p>Questa &#8220;desertificazione&#8221; la verifichiamo ogni giorno intorno a noi. Questo vuoto si è diffuso.</p>
<p>Ma è a partire dall&#8217;esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che si può ancora scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi.</p>
<p>Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere, così nel mondo di oggi ci sono innumerevoli segni della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto, che sono necessari uomini di fede, che con la propria vita aiutino a scegliere la via verso la terra promessa e mantenere viva la speranza.</p>
<p>Vivere la fede apre il cuore alla grazia di Dio che ci libera dal pessimismo.</p>
<p>Questo, oggi più che mai, significa evangelizzare testimoniando la vita nuova, trasformata da Dio e mostrando il percorso.</p>
<p>Nella secolarizzazione e desertificazione spirituale, Benedetto XVI, individua una sfida che la Chiesa deve affrontare nel nostro tempo.</p>
<p>Uno dei sintomi più dolorosi di ciò è l’emarginazione silenziosa e trasversale di Dio dalla vita personale e pubblica. Ecco perchè l&#8217;Anno della Fede si prefigge di essere una sorta di pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale: né bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche, come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione, ma il Vangelo e la fede. La nuova evangelizzazione è impegno necessario nella Chiesa, poiché la sfida di una mentalità chiusa al trascendente obbliga a tornare in modo più deciso alla centralità di Dio. Perciò è urgente riproporre la questione di Dio anche nello stesso tessuto ecclesiale.</p>
<p>La fede non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; è un atto con cui mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama, che si è mostrato a noi in Cristo, che ci ha fatto vedere il suo volto e si è fatto realmente vicino a ciascuno di noi. È questa la proposta fondamentale dell’Anno della fede, ravvivare nella Chiesa la gioia di credere attraverso il recupero del primato di Dio, poiché &#8220;se Dio perde la centralità, l’uomo perde il suo posto giusto, non trova più la sua collocazione nel creato, nelle  relazioni con gli altri&#8221; (Benedetto XVI, 14.11.2012). Senza Dio tutto si volge contro l’uomo.</p>
<p>Da parte sua l’uomo, &#8220;mendicante di Dio&#8221;, porta in sé &#8220;un misterioso desiderio di Dio&#8221; (Benedetto XVI, 7.11.2012). &#8220;Parlare di Dio -ricorda il Papa &#8211; è comunicare, con forza e semplicità, con la parola e con la vita, ciò che è essenziale: il Dio di Gesù Cristo, quel Dio che ci ha mostrato un amore così grande da incarnarsi, morire e risorgere per noi; quel Dio che chiede di seguirlo e lasciarsi trasformare dal suo immenso amore per rinnovare la nostra vita e le nostre relazioni; quel Dio che ci ha donato la Chiesa, per camminare insieme e, attraverso la Parola e i Sacramenti, rinnovare l’intera Città degli uomini, affinché possa diventare Città di Dio&#8221; (Benedetto XVI, 28.11.2012).</p>
<p>La presente Rivista vuole continuare, insieme ai missionari ad annunciare Cristo all’uomo contemporaneo e raccontare storie ed esperienze di vita missionaria.</p>
<p>Con i missionari continueremo il nostro &#8220;pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo&#8221;, in cui portare il Vangelo e la fede per condurre a Dio gli uomini e le donne del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: right;"> P. Gbattista Buonamano</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>FRANCESCANI E NUOVA EVANGELIZZAZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 22:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione Missionaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Formazione e  Animazione missionaria CENTRO NAZIONALE MISSIONARIO FRANCESCANO – CIMP  INCONTRO ANIMATORI MISSIONARI CIMP Roma-Seraphicum 5/8 novembre 2012 “Francescani e nuova evangelizzazione” Carissimi, “Il Signore vi dia pace!”. Dal 5/8 Novembre, presso Il Collegio Internazionale Seraphicum-Roma, abbiamo vissuto tre giorni di formazione missionaria. La relazione formativa, Francescani per la nuova evangelizzazione, è stata tenuta da P. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>Formazione e  Animazione missionaria</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">CENTRO NAZIONALE MISSIONARIO FRANCESCANO – CIMP</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span>INCONTRO ANIMATORI MISSIONARI CIMP</p>
<p>Roma-Seraphicum 5/8 novembre 2012</p>
<p>“Francescani e nuova evangelizzazione”</p>
<p>Carissimi, “Il Signore vi dia pace!”. <a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2012/11/527366_547010238658805_1155373514_n2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-820" title="527366_547010238658805_1155373514_n" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2012/11/527366_547010238658805_1155373514_n2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dal 5/8 Novembre, presso Il Collegio Internazionale Seraphicum-Roma, abbiamo vissuto tre giorni di formazione missionaria.</p>
<p>La relazione formativa, Francescani per la nuova evangelizzazione, è stata tenuta da P. Ugo Sartorio ofmconv., Dir. Generale del Messaggero di S. Antonio.</p>
<p>La giornata della condivisione ci ha dato la possibilità di conoscere le attività che ogni animatore attua durante l’anno ma anche le varie missioni con le quali siamo in contatto.</p>
<p>La fraternità tra noi e i chierici, la preghiera vissuta insieme, la visita del ministro generale P. Marco Tasca e P. Valentino Redondo sono stati momenti molto significativi.</p>
<p>Prima di concludere l’incontro abbiamo visitato il Centro Missionario Nazionale Francescano che da circa due anni ha la sede presso il Convento dei Ss Pietro e Paolo all’EUR.</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Riflessioni</span></em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Perché nuova evangelizzazione?La domanda sorge spontanea (FORMAZIONE)</em></strong></p>
<p>L’aggettivo «nuova» assegnato a evangelizzazione, può suscitare qualche atteggiamento di meraviglia, se non di rifiuto. Perché «nuova»? Che cosa abbiamo fatto sinora, se non predicare il Vangelo? Che cosa deve essere cambiato nel patrimonio immutabile della Rivelazione?</p>
<p>Qualcuno potrebbe pensare che stia per iniziare nella vita ecclesiale un tempo che privilegi la straordinarietà a scapito dell’azione pastorale ordinaria, che è la meno appariscente ma è probabilmente la più fruttuosa.</p>
<p>C’è chi non dimentica che programmi organici di evangelizzazione sono già stati studiati e proposti in un passato abbastanza recente anche nella nostra Chiesa, e non vede perché si debba sempre cominciare tutto da capo.</p>
<p>Nuova evangelizzazione, vuole invece indicare, <em>Nuovo slancio per i nuovi interlocutori o nuovo stile nell’annuncio e nella comunicazione del messaggio evangelico.</em></p>
<p>Nuova evangelizzazione indica quindi la nostra determinazione a proclamare il messaggio di Cristo con slancio più generoso, con voce più fresca, con animo più risoluto, oltre gli schemi convenzionali e i moduli consueti. E a questo particolarmente mira la presente nota.</p>
<p>Nuova evangelizzazione manifesta ancora la consapevolezza in noi di avere degli interlocutori che non sono più nelle condizioni concrete che contrassegnavano le epoche precedenti.</p>
<p>L’analisi operato qui sarebbe troppo lunga: ma qualche rapida annotazione è doverosa.</p>
<p><strong>Dare anima alla missione  (CONDIVISIONE)</strong></p>
<p><em>Senza di me non potete fare nulla </em>(Gv 15,5) ci ricorda il Vangelo di Giovanni.</p>
<p>L’Animazione Missionaria ha la sua radice nell’anima. È come l’anima nel corpo ed è questa fusione il primo movente dell’azione missionaria che provoca e sostiene il suo svolgimento. Senza questa anima missionaria non ci può essere vita missionaria e quindi non ci può essere la Missione che dona la vita e la salva.</p>
<p>L’Animazione Missionaria si concretizza in esperienze di vita, scelte personali e comunitarie fondate su un forte impegno spirituale, teologico, culturale e umano. <em>Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del vangelo a tutti gli uomini</em> (Mc 16,15). Animare significa comunicare vita e spirito. L’animazione missionaria è azione pastorale per far diventare missionarie le persone, le istituzioni, le comunità cristiane… L’Animazione Missionaria promuove la ricchezza del termine “missione”. Esso ha un profondo significato teologico e richiama elementi fondamentali dell’antropologia teologica. La nostra Animazione Missionaria deve mirare anzitutto a creare una coscienza missionaria: aperta alla mondialità, capace di accoglienza e di servizio, cosciente del diritto/dovere di annunciare il Vangelo, profondamente inserita nella realtà della Chiesa, consapevole della peculiarità del carisma francescano.   L’impegno missionario non è solo per “specialisti” ma ciascuno di noi può essere un “trasmettitore di fede” in un mondo in forte cambiamento. Però, prima di andare verso gli altri, ognuno di noi deve impegnarsi ad approfondire la propria spiritualità ricercando esperienze di vita cristiana sia personali che comunitarie.</p>
<p>P. Gbattista Buonamano ofmconv</p>
<p>Dir. Centro Nazionale Missionario Francescano CIMP</p>
]]></content:encoded>
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		<title>TENERE VIVO LO SPIRITO DI ASSISI: DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2012 17:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione Missionaria]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato lungo il percorso che ha portato la chiesa cattolica a realizzare la svolta nei confronti degli ebreie dell’ebraismo. Essi, infatti, non sono  più considerati  i perfidi giudei, il popolo deicida, ma i nostri fratelli maggiori,  come li definì Giovanni Paolo II  nella storica visita alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986,  la santa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="left">E’ stato lungo il percorso che ha portato la chiesa cattolica a realizzare la svolta nei confronti degli ebreie dell’ebraismo. Essi, infatti, non sono  più considerati  i perfidi giudei, il popolo deicida, ma i nostri fratelli maggiori,  come li definì Giovanni Paolo II  nella storica visita alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986,  la santa radice.</p>
<p><strong> </strong><strong>Il Vaticano II, Concilio del dialogo, e  la &#8220;Nostra Aetate&#8221;</strong></p>
<p>Il cambiamento di rotta si affermò ufficialmente  con il Concilio Ecumenico Vaticano II, il Concilio del dialogo.Il Documento riservato all’ebraismo è il n.4 della Dichiarazione Nostra Aetate (NA) sulle relazioni della Chiesa con le varie religioni (promulgata il 28 ottobre 1965).</p>
<p>La nuova prospettiva che qui emerge si deve anche all’impegno di Giovanni XXIII che, pochi mesi dopo la sua elezione, intervenne sul testo della liturgia del venerdì santo, abolendo dalla preghiera l’invocazione pro perfidis judeis, benedisse gli ebrei che si recavano in sinagoga passando per il lungotevere (sabato 17 marzo 1962).  Egli ricevette in Vaticano l’ebreo francese Jules Isaac, fondatore dell’Associazione ‘Amicizia Ebraico-cristiana’, i cui suggerimenti contenuti in un dossier confluirono nel testo della Dichiarazione Nostra Aetate.<br />
Il Pontefice affidò al Card. Bea il compito di preparare la bozza per una Dichiarazione sul rapporto tra la Chiesa  e il popolo ebraico (18 settembre 1960).<br />
Prima di morire Giovanni XXIII approvò il Decreto De Judeis; dopo la sua scomparsa il testo venne ritirato per le proteste di molti Padri conciliari provenienti dalle chiese dei territori arabi, come pure a causa delle critiche dei tradizionalisti.<br />
L’iter successivo dei lavori fu molto travagliato ed il testo sull’ebraismo confluì nel discorso interreligioso, anche se al n.4 si afferma che il rapporto tra cristianesimo ed ebraismo è particolare, perché si tratta di un vero vincolo basato su un patrimonio comune: la chiamata di Abramo, la storia della salvezza, la speranza messianica, le Scritture Ebraiche, che però sono interpretate diversamente dai cristiani.<br />
In NA 4, riprendendo Rm 11, 28-29, si afferma che l’alleanza d’Israele con Dio è basata su una promessa irrevocabile.<br />
Viene anche sottolineata l’ebraicità di Gesù di Nazareth, della comunità primitiva; si afferma esplicitamente che gli ebrei non vanno considerati i maledetti da Dio, il popolo deicida, perché la morte di Cristo non è responsabilità di tutti gli ebrei di allora e tantomeno degli ebrei di sempre.<br />
Da queste premesse teologiche in NA 4 si traggono le conseguenze operative: bisogna avere con gli ebrei delle relazioni positive, fondate sulla stima e sulla reciproca conoscenza, umana e religiosa. Si tratta d’impegnarsi anche nella condanna dell’antisemitismo, che viene deplorato dal Concilio.</p>
<p><strong>Il lungo e difficile dialogo</strong></p>
<p>La NA 4 avviò un processo molto positivo; gli interventi magisteriali successivi svilupparono  le premesse del Concilio. Se nella Dichiarazione persisteva ancora una visione ‘cristiana’ dell’ebraismo (l’ebraismo visto in modo funzionale alla Chiesa) con il Documento ‘Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione di Nostra Aetate 4’ nel 1974 venne affermato chiaramente che con l’ebraismo non c’è stato un vero dialogo, ma solo un monologo, perché i cristiani non hanno rispettato l’ebraismo nella sua specifica identità, nella sua alterità dal Cristianesimo.</p>
<p>Si afferma pure che nel professare la fede cristologica bisogna anche comprendere le difficoltà degli ebrei verso di essa, poichè mette in crisi il loro monoteismo.<br />
Il discorso sull’ebraicità di Gesù (ed anche di Paolo) è stato sviluppato nel 1985 nei ‘Sussidi per una corretta presentazione dell’ebraismo nella predicazione e nella catechesi ‘(a cura dell’allora Segretariato per l’Unità dei Cristiani).<br />
Qui si rileva che un punto d’incontro fra ebrei e cristiani è l’attesa del Regno di Dio ed è necessario fare catechesi in modo rispettoso verso gli ebrei.<br />
Bisogna anche tener conto della ricchezza dell’ebraismo nel corso della storia, perchè esso non è finito nel 70 d.C. e bisogna conoscere le varie correnti di quello contemporaneo.<br />
I Sussidi invitano i cattolici a comprendere il significato che gli ebrei hanno dato alla shoah (vedi ad esempio le varie filosofie e teologie dell’olocausto).<br />
Il Documento accenna anche alla questione dello Stato d’Israele: “Per quanto si riferisce all’esistenza dello Stato d’Israele e delle sue scelte politiche, esse vanno viste in un’ottica che non è di per sé religiosa, ma che si richiama ai principi comuni del diritto internazionale. Il permanere d’Israele (laddove tanti antichi popoli sono scomparsi senza lasciare traccia) è un fatto storico e segno da interpretare nel piano di Dio”.<br />
E’ da ricordare che già nel 1984 era stato affrontato tale argomento nella Lettera Apostolica Redemptionis Anno (20 aprile 1984), rivendicando per Gerusalemme uno Statuto internazionale, in quanto essa  è la città santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani.<br />
La proposta di mediazione di Giovanni Paolo II espressa nella Lettera Apostolica fu quella dello Stato d’Israele per gli ebrei e di una patria per i palestinesi: “Per il popolo ebraico che vive nello Stato d’Israele e che in quella terra conserva così preziose testimonianze della sua storia e della sua fede, dobbiamo invocare la desiderata sicurezza e la giusta tranquillità che è prerogativa di ogni nazione e condizione di vita e di progresso per ogni società. Il popolo palestinese, che in quella terra affonda le sue radici storiche e da decenni vive disperso, ha il diritto naturale, per giustizia, di ritrovare una patria e di poter vivere in pace e tranquillità con gli altri popoli della regione”.</p>
<p><strong>Eventi significativi e superamento di pregiudizi</strong></p>
<p>Nel 1990 il Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana istituì la giornata per l’approfondimento del dialogo ebraico-cristiano (17 gennaio).<br />
Il Comitato Internazionale di collegamento cattolico-ebraico (che aveva cominciato ad incontrarsi nel 1987 per elaborare un documento sulla shoah) sempre nel 1990 analizzò il fondamento religioso e secolare dell’antisemitismo e della sua relazione con la shoah.<br />
Un altro evento molto significativo fu l’Accordo fondamentale tra S.Sede e Stato d’Israele, stipulato il 30 dicembre 1993, i cui negoziati erano stati condotti da una commissione bilaterale che aveva lavorato per un anno e mezzo.<br />
Tale commissione continua la sua attività, anche se i risultati procedono molto lentamente.<br />
Nel 1997 Giovanni Paolo II convocò in Vaticano 60 studiosi per approfondire le radici cristiane dell’antisemitismo, cioè l’antigiudaismo.<br />
E’ da segnalare che a tale proposito già nel 1994, nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, ai nn. 33-36, il Papa aveva affermato: ”La resistenza spirituale di molti non è stata quella che l’umanità era in diritto di aspettarsi dai discepoli di Cristo”.<br />
La summenzionata commissione il 16 marzo 1998 pubblicò  il Documento ‘Noi ricordiamo: una riflessione sulla shoah’. Nel testo si afferma che l’antisemitismo nazista, pur essendo di origine non cristiana, è stato facilitato “dai pregiudizi antigiudaici presenti nelle menti e nei cuori di alcuni cristiani.<br />
Il sentimento antigiudaico rese forse i cristiani meno sensibili, o perfino indifferenti, alle persecuzioni lanciate contro gli ebrei dal nazionalsocialismo quando raggiunse il potere?”.<br />
Ciò si è verificato nonostante che la Chiesa avesse condannato l’antisemitismo con l’Enciclica Mit brennender Sorge di Pio XI nel 1937 e con la Summi pontificatus di Pio XII nel 1939.<br />
Ci sono però stati vari cattolici che hanno messo a repentaglio la propria vita per aiutare gli ebrei. Nella nota 16 del menzionato Documento si citano in merito affermazioni di autorevoli personalità ebraiche che in varie occasioni hanno riconosciuto la saggezza della diplomazia di Pio XII.<br />
Nel 1958, alla morte di tale Pontefice, Golda Meir inviò un messaggio in cui si affermava: “Quando il terribile martirio si abbattè sul nostro popolo, la voce del papa si elevò per le sue vittime.<br />
La vita del nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò circa le grandi verità morali al di sopra del tumulto del conflitto quotidiano. Piangiamo un servitore della pace”. Nonostante ciò ancora attualmente ci sono numerosi e autorevoli  ebrei che ritengono che Pio XII non abbia fatto nulla per fermare lo sterminio ed hanno espresso forti critiche riguardo al suo processo di canonizzazione.</p>
<p><strong>Relazioni più fraterne tra cristiani ed ebrei</strong></p>
<p>Il pubblico riconoscimento delle colpe di noi cattolici nei riguardi degli ebrei venne espresso con un gesto molto significativo di Giovanni Paolo II che, durante l’anno giubilare del 2000, chiese  perdono a Dio: “Noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza” (Cf. Commissione Teologica Internazionale, Documento Memoria e Riconciliazione).</p>
<p>Le relazioni fraterne con gli ebrei che vennero portate avanti da Giovanni Paolo II ebbero una risonanza molto positiva anche nel mondo ebraico, come la già citata visita alla sinagoga e il viaggio in Terra Santa (20-26 marzo 2000).<br />
Benedetto XVI, sin dall’inizio del suo  pontificato si è posto in continuità con la linea del suo predecessore, ma si sono creati equivoci che hanno potato a forti critiche da parte di autorevoli ebrei, con l’interruzione del dialogo per un anno da parte del Rabbinato d’Italia. Papa Ratzinger puntualmente ha ufficialmente  espresso le debite chiarificazioni, come per la questione della preghiera della liturgia del venerdì santo.</p>
<p>Venti anni dopo il suo predecessore Benedetto XVI ha visitato la sinagoga di Roma , e nei suoi viaggi pastorali, come a Colonia, a New York, a Regensburg, o a Parigi, ha sempre visitato la comunità ebraica.<br />
A  Colonia Benedetto XVI nel suo discorso tenuto in Sinagoga ha affermato: “La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto, ‘deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque’ (4). Dio ci ha creati tutti ‘a sua immagine’ (cfr Gn 1, 27), onorandoci con questo di una dignità trascendente. Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque popolo, cultura o religione appartengano&#8230; Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell&#8217;uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo”.<br />
Un grande rilievo ha avuto il viaggio in Terra Santa (8-15 maggio2009) di Benedetto XVI. Numerosi sono i suoi messaggi rivolti agli ebrei in varie occasioni, come per le loro principali festività, per il giorno della ‘Memoria’, per la giornata del dialogo ebraico-cristiano.<br />
Egli ha incontrato varie delegazioni ebraiche in Vaticano, per cui  il Pontefice sta recuperando la fiducia da parte degli ebrei, e le relazioni ufficialmente sono più serene.</p>
<p style="text-align: right;">prof. Lucia Antinucci</p>
<p style="text-align: right;"><em>amicizia ebraico-cristiani, Napoli</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>XIII ASSEMBLEA GENERALE DEI VESCOVI &#8211; LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE</title>
		<link>https://www.missionariofrancescano.org/site/2012/10/xiii-assemblea-generale-dei-vescovi-la-nuova-evangelizzazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 08:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione Missionaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.missionariofrancescano.org/site/?p=760</guid>
		<description><![CDATA[7 al 28 ottobre 2012 XIII Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana Instrumentum laboris, nella cui Introduzione, vengono indicati “il significato del tema sinodale, i punti di riferimento e le attese da parte delle Chiese particolari, secondo le risposte ai Lineamenta”. Tra le fonti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>7 al 28 ottobre 2012 </strong><strong>XIII Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema <em>La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana</em></strong></p>
<p><strong><em>Instrumentum laboris</em></strong><strong>,</strong> nella cui <em>Introduzione</em>, vengono indicati “il significato del tema sinodale, i punti di riferimento e le attese da parte delle Chiese particolari, secondo le risposte ai <em>Lineamenta</em>”.</p>
<p>Tra le fonti di ispirazione del documento, vengono citati il Catechismo della Chiesa Cattolica, e varie encicliche ed esortazioni apostoliche dell&#8217;ultimo cinquantennio, fino al motu proprio <em>Porta Fidei</em>, con cui papa Benedetto XVI ha indetto l&#8217;Anno della Fede.</p>
<p><strong>Primo capitolo, <em>Gesù Cristo, Vangelo di Dio per l&#8217;uomo.</em></strong><em> “</em>Accogliendo suggerimenti di varie risposte – ha spiegato Eterovic- l’<em>Instrumentum laboris</em> ribadisce il nucleo centrale della fede cristiana, che non pochi cristiani ignorano. Al contempo, con tale attitudine si intende proporre il Vangelo di Gesù Cristo come Buona notizia anche per l’uomo contemporaneo”.</p>
<p><strong>Secondo capitolo: <em>Tempo di nuova evangelizzazione</em>.</strong> Questa parte del documento è dedicata “prevalentemente alla segnalazione delle sfide attuali all’evangelizzazione come pure alla descrizione della nuova evangelizzazione”, ha spiegato il Segretario Generale del Sinodo.</p>
<p>Se da un lato l&#8217;avanzata della cultura mediatica e digitale è risultato utile per la diffusione della Buona Notizia, anche il dialogo interreligioso mostra segni di progresso, sebbene non manchino le “difficoltà, soprattutto in Paesi ove i cristiani sono in minoranza”.</p>
<p>Come già ebbe a sottolineare il beato Giovanni Paolo II nella <em>Redemptoris missio</em>, l&#8217;evangelizzazione di oggi va distinta tra missione “<em>ad gentes</em>”, che annuncia il Vangelo “a coloro che tuttora non lo conoscono”e la “<em>nuova evangelizzazione</em>, indirizzata soprattutto a coloro che sono stati battezzati ma non sufficientemente evangelizzati e a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa e dalla pratica della vita religiosa”.</p>
<p>A questi due livelli va aggiunta la “<em>evangelizzazione in generale</em>” come “opera costante della Chiesa che anche nei nostri tempi deve essere rinnovata e resa più dinamica”. Anche l&#8217;<em>Instrumentum laboris</em> del Sinodo “riporta tale visione di una triplice stratificazione dell’unico processo di evangelizzazione: tre aspetti che mutualmente si intrecciano e completano”, ha proseguito mons. Eterovic.</p>
<p>Fulcro di ogni attività evangelizzatrice rimane la parrocchia, “centro di irradiazione missionaria e di testimonianza dell’esperienza cristiana, in grado di accogliere persone con necessità spirituali e materiali”.</p>
<p><strong>Terzo capitolo: <em>Trasmettere la fede</em>. </strong>“La finalità della nuova evangelizzazione è la trasmissione della fede – ha commentato Eterovic -. La Chiesa trasmette la fede che essa stessa vive. Tutti i cristiani sono chiamati a dare il loro contributo”.</p>
<p>Gli ostacoli alla crescita della fede possono essere di ordine interno (“una fede vissuta in modo passivo e privato, rifiuto di un’educazione della propria fede, una separazione fra fede e vita”) o esterno (“la secolarizzazione, il nichilismo, il consumismo, l’edonismo”).Principali luoghi di trasmissione della fede sono, ancora una volta, le parrocchie, ma anche la famiglia “luogo esemplare di evangelizzazione.</p>
<p>“Il ricco contributo dei ‘nuovi evangelizzatori’ alla diffusione della Buona Notizia &#8211; ha aggiunto il presule &#8211; richiede un ulteriore approfondimento della relazione tra doni carismatici e doni gerarchici per il bene delle Chiese particolari e della Chiesa universale”.</p>
<p><strong>Quarto capitolo: <em>Ravvivare l’azione pastorale</em></strong>. “La trasmissione della fede nel contesto della nuova evangelizzazione – ha spiegato Eterovic &#8211; ripropone gli strumenti maturati durante la sua Tradizione e, in particolare, il primo annuncio, l’iniziazione cristiana e l’educazione, cercando di adattarli alle attuali condizioni culturali e sociali”.</p>
<p>Quanto al sacramento del battesimo, “si è d’accordo nell’applicare la struttura di catecumenato al percorso di ingresso alla fede dei più piccoli, dandone un carattere più testimoniale ed ecclesiale”. Una possibilità è quella della catechesi per i genitori già prima della nascita dei battezzandi.</p>
<p>Ad ogni modo, bisognerebbe “comprendere meglio, dal punto di vista teologico, la sequenza dei sacramenti dell’iniziazione cristiana che culmina nell’Eucaristia, e riflettere su modelli per tradurre nella prassi l’approfondimento auspicato”.</p>
<p>Se da un lato sono particolarmente incisive le forme generali di “primo annuncio” a livello nazionale ed internazionale (“Giornate Mondiali della Gioventù, Viaggi Apostolici, beatificazioni o canonizzazioni”), vanno potenziate “nella vita quotidiana a livello locale e parrocchiale (omelie, missioni popolari, sacramenti della riconciliazione e del matrimonio, pietà popolare, devozione rivolta a Maria e ai santi, in particolare nei santuari, attenzione al momento della sofferenza e della malattia)”.</p>
<p><strong><em>Conclusione</em></strong>. “La nuova evangelizzazione dovrebbe favorire un nuovo slancio apostolico, frutto di una nuova Pentecoste, rendendo più dinamica l’attività di ordinaria evangelizzazione della Chiesa, in grado di attrarre anche persone che se ne sono allontanate, e dando nuovo impulso all’annuncio del <em>Vangelo ad gentes</em>”, ha quindi concluso monsignor Eterovic.</p>
<p>Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il Sottosegretario del Sinodo dei Vescovi, monsignor Fortunato Frezza, che ha sottolineato il profondo legame tra il Sinodo e l&#8217;Anno della Fede.</p>
<p>“Il dato che accomuna l’argomento sinodale e quello del <em>Motu proprio</em> – ha spiegato monsignor Frezza &#8211; si trova negli stessi titoli e consiste nella fede, che li unisce in una relazione talmente solida da far ritenere il documento pontificio come una chiara lezione sull’argomento sinodale”.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro anniversario coincidente: il ventennale del Catechismo della Chiesa Cattolica che, assieme al cinquantennale del Concilio, è un atto della vita della Chiesa che ha “dato alla fede un determinato e determinante punto di luce e di forza”.</p>
<p>Sia l&#8217;ultimo Concilio che il Catechismo sono dunque da considerarsi “come le due tavole per l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo, mentre l’impostazione e lo spirito del documento <em>Porta fidei</em> presentano una efficace metodologia alla vigilia dei lavori sinodali, dai quali si attende un ulteriore passo nella trasmissione della fede all’uomo di oggi”, ha concluso il presule.</p>
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