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	<title>Centro Missionario Francescano Onlus &#187; Contemplazione e Missione</title>
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		<title>LO SGUARDO DI CHIARA DI ASSISI</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2013 16:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La dove non c’è apparenza, nè bellezza… lo Spirito ci spinge a discernere il Signore&#8221; &#160; Le sorelle Clarisse del Monastero di Faenza &#160; Dalle Fonti … “Tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza”(2Let. Ag., FF. 2875). Chiara d’Assisi, scrivendo all’amica e ”discepola” Agnese di Boemia, utilizza spesso il tema dello sguardo. Per la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La dove non c’è apparenza, nè bellezza…</p>
<p>lo Spirito ci spinge a discernere il Signore&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le sorelle Clarisse <a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2013/08/I-Dialoghi-delle-Carmelitane3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-934" alt="I Dialoghi delle Carmelitane[3]" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2013/08/I-Dialoghi-delle-Carmelitane3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>del Monastero di Faenza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Dalle Fonti …</b></p>
<p>“Tieni sempre davanti agli occhi il punto di</p>
<p>partenza”(2Let. Ag., FF. 2875).</p>
<p>Chiara d’Assisi, scrivendo all’amica e ”discepola”</p>
<p>Agnese di Boemia, utilizza spesso il tema dello</p>
<p>sguardo. Per la donna medievale, il vedere e l’essere</p>
<p>vista sono gesti eloquenti di uno stile di vita;</p>
<p>infatti il mondo affettivo, le relazioni familiari e</p>
<p>sociali trovano proprio nello sguardo il principale</p>
<p>canale espressivo.</p>
<p>Di Chiara si dice che evitava il più possibile di essere</p>
<p>vista (= ammirata?) quando stava alla finestra</p>
<p>della sua casa paterna: Nel monastero, la nascente</p>
<p>disciplina sulla clausura limita ancor più la sua</p>
<p>“visuale”, ma nel contempo si aprono al cuore altri</p>
<p>orizzonti: Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di</p>
<p>disprezzo, e segui il suo esempio …”(FF.2879).</p>
<p>Lo specchio sul quale tenere fissi gli occhi è il Crocifisso</p>
<p>Povero: non per un dolorismo puramente</p>
<p>sentimentale, ma per cogliere in tutte le sue sfaccettature</p>
<p>l’esperienza divina di abbassamento compiutasi sulla Croce.</p>
<p>“Mira, o mobilissima regina lo Sposo tuo, il più bello</p>
<p>tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza</p>
<p>il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e</p>
<p>in tutto il corpo ripetutamente flagellato, e morente</p>
<p>perfino tra i più struggenti dolori sulla croce.</p>
<p>Medita e contempla e brama di imitarlo”(FF2879).</p>
<p>Gesù Cristo non ha temuto di perdere la sua bellezza</p>
<p>pur di compiere il destino d’amore affidatogli</p>
<p>dal Padre. Non ha disdegnato di mostrarsi</p>
<p>debole, vinto, quasi troppo umano; Chiara è affascinata</p>
<p>da un Dio così incredibilmente umile e</p>
<p>addita alle Sorelle di tutti i tempi questa “umiltà”,</p>
<p>come punto di partenza e, insieme , meta.</p>
<p>…alla vita</p>
<p>Un’amica, esperta in arti floreali, va spesso a Bolzano;</p>
<p>fa mille fotografie alle vetrine e ce le porta</p>
<p>dicendo: “Che possiate almeno vedere qualcosa</p>
<p>delle tante cose belle che ci sono nel mondo!”.</p>
<p>Non vuole essere una critica al nostro stile di vita,</p>
<p>ma forse un invito ad allargare lo sguardo. E tuttavia</p>
<p>il nostro punto di vista non pu. che essere</p>
<p>limitato, circoscritto. Rinunciamo a vedere il più</p>
<p>delle cose (belle) che ci sono nel mondo per poter</p>
<p>andare in profondità.</p>
<p>Più lo spazio vitale è ristretto più si è costretti a</p>
<p>“scavare”, nel cuore, nella Parola, in Dio. La realtà</p>
<p>appare allora diversa: all’occhio interiore si schiude</p>
<p>un senso nuovo, profondo delle cose. Emerge</p>
<p>una bellezza “altra” che solo lo Spirito può dire;</p>
<p>è quella nascosta nel mistero della Pasqua, nella</p>
<p>morte per la vita.</p>
<p>Oggi il Crocifisso lo contempliamo soprattutto nel</p>
<p>volto dei più poveri, la dove la sofferenza e l’ingiustizia</p>
<p>sembra troppa.</p>
<p>La dove non c’è “apparenza, ne bellezza per attirare</p>
<p>i nostri sguardi” (Is.53,2).</p>
<p>Lo Spirito ci spinge a discernere il Signore, Crocifisso</p>
<p>e Risorto, e a scegliere ancora la Sua via: quella</p>
<p>dell’Amore</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CORRESPONSABILITA&#8217; DELLA MISSIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 08:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Missione, rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni.  Dal Vangelo di Giovanni &#8220;La sera di quello stesso giorno, il primo dòpo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i disce poli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<p align="left">La Missione, rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni.</p>
<p> Dal Vangelo di Giovanni</p>
<p><em>&#8220;La sera di quello stesso giorno, il primo dòpo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i disce poli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». </em><em>Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. </em><em>Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch&#8217;io mando voi».&#8221; (Gv 19,21)</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p>Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21).<br />
Gesù pronunciò queste parole apparendo ai discepoli dopo la sua risurrezione ed è significativo che mostrando loro le mani e il fianco, essi “gioirono a vedere il Signore”. E’ dentro questo sentimento di gioia profonda che il Risorto proferì le parole dell’invio e, subito dopo, “soffiò su di loro e disse: Ricevete il Spirito Santo” (cfr Gv.20,20ss). Da allora, le porte prima chiuse per timore si sono incessantemente aperte all’annuncio del Vangelo, alla missione. La Missione, rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni.</p>
<p><strong>La fede si rafforza donandola!</strong></p>
<p>La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale. La grande affermazione che la fede si rafforza donandola, corrisponde all’esigenza sincera di correre dai nostri fratelli e sorelle in umanità per portare il felice annuncio che “Il Signore è vivo”!<br />
L’ambito privilegiato dove si fa esperienza di questo incontro con il Risorto è la “celebrazione della liturgia, specialmente dell’Eucaristia” in cui si sperimenta “la potenza salvifica della Parola di Dio e del Mistero Pasquale di Cristo(…)</p>
<p>La liturgia è sempre una chiamata “dal mondo” e un nuovo invio “nel mondo”. Un mondo che comprende tutte le genti e di cui tutti siamo corresponsabili nel tempo dell’oggi, in cui la missione non ha perso la sua urgenza. La Chiesa esiste per evangelizzare e non può mai chiudersi in se stessa. Si radica in determinati luoghi per andare oltre. Così davvero somiglia al Signore Gesù il quale “passò sanando e beneficando tutti” (At 10,38) senza mai fermarsi, al punto da dire di se stesso che se le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo il loro nido, Lui, il Figlio dell’ uomo, non ha dove posare il capo”(cfr Mt 8,20).</p>
<p>Una vita itinerante, quella del Maestro che affida ad ogni discepolo la sua stessa missione di essere  pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli, in adesione alla Sua Parola e sotto l’influsso della sua grazia. Grazia che sono in molti ad aver ricevuto e, purtroppo, dimenticato. Anche a questi si estende l’attività della Chiesa, chiamata al delicato compito della  nuova evangelizzazione in molti ambienti che, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede.</p>
<p><strong>Corresponsabilità  ed Evangelizzazione</strong></p>
<p>La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre perché per essenza il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto ma è un dono da condividere…un dono-impegno affidato non soltanto ad alcuni ma a tutti i battezzati chiamati a proclamare le opere meravigliose di Dio.</p>
<p>A tutti viene chiesto di uscire dal provincialismo e decidersi finalmente ad andare incontro al mondo, agli altri uomini recando ovunque il profumo della fede nel Dio di Gesù Cristo. Rafforzando la consapevolezza che solo nell’esperienza viva  di Lui  troviamo il significato più autentico dello sviluppo integrale e del servizio all’uomo. Possiamo fare molto coinvolgendoci personalmente e facendo tutto il possibile perché l’impegno all’opera evangelizzatrice della Chiesa ne coinvolga tutte le attività.</p>
<p>L’Evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi, soprattutto quello della solidarietà. Essa concretizza quel prendere a cuore la vita umana in senso pieno collaborando attivamente perché le realtà disumane di una moltitudine sempre crescente di persone vengano “riscattate” attraverso il sostentamento di ogni particella di Chiesa impegnata a donare amore e vita dignitosa al prossimo sofferente e bisognoso. Partecipando responsabilmente alla missione della Chiesa,  ogni cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Come cristiani abbiamo una ricchezza insostituibile da consegnare al mondo: l’amore sponsale di un Dio-Comunità. Scrisse Madre Teresa ai giovani: “Il servizio più grande che potete rendere a qualcuno è condurlo a voler conoscere Gesù, ascoltare Gesù, seguire Gesù, perché soltanto Gesù può soddisfare la sete del cuore umano con la felicità per la quale siamo stati creati”.</p>
<p><strong>Rendere testimonianza</strong></p>
<p>Con grande riconoscenza al suo Signore, San Francesco scopre progressivamente che tutto il creato è in cammino verso Cristo così  come ogni uomo è proteso a quella felicità che solo “Colui che è tutto e sempre  e sopra tutte le cose desiderabile” può dare (cfr Rnb,23). In questa luce Francesco capisce che i suoi fratelli diventano per il mondo un segno dell’amore di Dio ed un dono. Perciò, come il Signore Gesù, li manda : “Andate, perché i frati minori sono stati dati in prestito al mondo per compiere le opere di Dio e ricevere l’elogio di aver fatti a Cristo tutto ciò che è fatto agli uomini”(cfr 2Cel,71). Per estensione,  Francesco chiede ad ogni credente di riconoscersi fratello di tutti edificando così il Regno di Dio nel mondo. Resi nuovi dall’Uomo nuovo Gesù Cristo, anche noi come ogni discepolo, dobbiamo rendere forte testimonianza al nostro Signore “attirando tutti, secondo le nostre forze, al suo amore” (Commento al Pater,5).</p>
<p><strong>Interpelliamoci:<br />
</strong>Non è forse la forma più alta dell’amore quella di condurre il prossimo all’amore di Dio ?<br />
Questo è il percorso di tutta una vita e non  slancio passeggero, sporadico. Esattamente come la Giornata Missionaria non è un momento isolato nel corso dell’anno ma una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria.</p>
<p>LE SORELLE CLARISSE DEL MONASTERO S. CUORE &#8211; ROMA</p>
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		<title>ESTATE &#8230; TEMPO PER LO SPIRITO!</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 12:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;Venite in disparte e riposatevi un po&#8217; &#8220;, disse un giorno Gesù ai suoi discepoli. È la parola che ripete oggi, perché abbiamo bisogno di un po&#8217; di vacanza. Tutti abbiamo bisogno di un periodo per disporre del nostro tempo e delle nostre scelte; abbiamo bisogno di un po&#8217; di vacanza per riordinare la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Venite in disparte e riposatevi un po&#8217; &#8220;, disse un giorno Gesù ai suoi discepoli. È la parola che ripete oggi, perché abbiamo bisogno di un po&#8217; di vacanza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutti abbiamo bisogno di un periodo per disporre del nostro tempo e delle nostre scelte; abbiamo bisogno di un po&#8217; di vacanza per riordinare la nostra vita e verificare quali sono i nostri veri interessi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vacanza è un tempo utile per recuperare i valori evangelici del silenzio, della riflessione, della preghiera e della contemplazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Valori necessari alla nostra &#8216;umanità&#8217;: nel silenzio riusciamo a percepire la voce di Dio e le voci più significative della storia umana e della nostra storia personale; nella riflessione possiamo vincere le tentazioni mondane, la nostra superficialità e ritrovare il nostro &#8216;io&#8217;; nella preghiera incontriamo </span><span style="color: #000000;">il Signore, fonte e meta della nostra vita e da lui riceviamo forza e stimolo per il cammino quotidiano che si snoda tra giorni di luce e giorni di buio, tra sofferenze e gioie; nella contemplazione sperimentiamo l&#8217;infinita bellezza di Dio e gustiamo la vera gioia, quella della sua presenza in noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vacanza è tempo per il Signore e per noi: tante volte ci si lamenta perché in questa nostra vita frenetica non si riesce più a fermarsi per pregare e dedicare momenti al Signore.  Le vacanze possono essere l’occasione per ravvivare l’amicizia con Dio. Proprio ora, in quanto più liberi dovremmo dare più spazio a Dio perché riempia della sua presenza anche i momenti passati e li illumini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tempo del riposo è allora occasione speciale per incontrare Dio, per lodare, per ringraziare; è rendersi conto della presenza di Dio tra noi, presenza costante ma che ci sfugge perché pensiamo ad altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tempo estivo può aiutarci a recuperare il senso della nostra vita e l&#8217;importanza delle relazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vacanza è tempo libero: non obbligato da impegni e responsabilità ma non tempo vuoto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tempo libero è il tempo che dedico a ciò che mi dà gioia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vacanza è tempo per le persone care: quante volte ci si intravede appena per un fugace pasto e sembra che la famiglia serva solo per rispondere ai problemi di sopravvivenza. La vacanza può e deve essere tempo per la famiglia, per regalarsi del tempo e condividere momenti che fanno diventare l’altro importante per me.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vacanza è tempo per l’amicizia: scuola, lavoro ci portano a non aver tempo di andare a trovare persone che hanno condiviso una stagione di vita con noi e poi la storia ci ha portato lontane. La vacanza può essere occasione per ritrovarsi e rinnovare l’amicizia che non si è interrotta ma si è fermata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vacanza è tempo per la mente: Non solo il corpo ha bisogno di attenzioni ma anche la nostra mente per non ridursi ad essere persone che si lasciano condizionare da chi ha qualche strumento culturale in più e ci può abbindolare per i suoi scopi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il tempo libero può essere occasione della lettura di un buon libro. Non accontentiamoci delle proposte che promettono solo disimpegno ma cogliamo l’occasione di questo bel tempo estivo per fare il pieno di esperienze grandi che fanno bene e danno gioia a tutto noi stessi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Purtroppo quest&#8217;anno l&#8217;estate sarà tempo di riposo, di vacanze, di ferie non per tutti. Per tantissimi questa estate resterà tempo di lavoro, di cassa integrazione, di ricerca di occupazione&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo dati statistici sembra che solo una piccola percentuale degli italiani quest&#8217;anno andrà in </span><span style="color: #000000;">vacanza. Dal 2010 al 2012, le persone che possono permettersi le ferie sono diminuite.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per i fratelli terremotati dell&#8217;Emilia Romagna, sarà tempo per fronteggiare le tante difficoltà. Sarà emergenza questa estate 2012, per le popolazioni, messe al tappeto dal sisma e ora minacciate dal caldo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questa estate, la vacanza sia ritrovare Dio e farci prossimi a tanti nostri fratelli con l&#8217;affetto e la solidarietà.</span></p>
<p style="text-align: center;" align="right"><span style="color: #000000;"><strong>Buona estate a tutti! </strong></span><span style="color: #000000;"><strong>p. Gbattista</strong> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SETTIMANA DI PREGHIERA PER L&#8217;UNITA&#8217; DEI CRISTIANI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 18:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore&#8221; (cfr. 1 Cor 15, 51-58) 18-25 gennaio 2012  Presentazione La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l&#8217;efficacia della preghiera in comune per l&#8217;unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore&#8221; (cfr. 1 Cor 15, 51-58)</strong><br />
<strong>18-25 gennaio 2012</strong></p>
<p> <strong>Presentazione<br />
</strong>La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l&#8217;efficacia della preghiera in comune per l&#8217;unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando. Quest&#8217;anno i cristiani in Polonia hanno offerto alla nostra meditazione la loro esperienza di trasformazione e di preghiera. La trasformazione a cui si riferiscono è compresa nella sua profondità solo nella resurrezione di Gesù. Ogni cristiano battezzato nella morte e resurrezione di Cristo comincia un cammino di trasformazione. Morendo al peccato e alle forze del male, i battezzati cominciano a vivere una vita di grazia. Questa vita di grazia permette loro di sperimentare concretamente la potenza della resurrezione di Gesù, e l&#8217;apostolo Paolo li esorta: &#8220;[ &#8230;l siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell&#8217;opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto&#8221; (l Cor 15,58).</p>
<p>Qual è, dunque, l&#8217;opera del Signore? Non è forse l&#8217;edificazione del Regno di giustizia e di pace? Non è forse la vittoria sulle forze del peccato e sulle tenebre per la potenza dell&#8217;amore e della luce della verità? Nella vittoria Gesù Cristo nostro Signore, a tutti i cristiani viene data la capacità di indossare le armi della verità e dell&#8217;amore e di superare tutti gli ostacoli che impediscono la testimonianza del Regno di Dio. Nonostante ciò, un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l&#8217;ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la koinonia nel corpo di Cristo?</p>
<p>La preghiera per l&#8217;unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L&#8217;ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell&#8217;immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l&#8217;unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati.</p>
<p>L&#8217;unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo. Nel presentare questo testo di preghiera per l&#8217;unità di tutti i cristiani, ne raccomandiamo l&#8217;utilizzo; incoraggiamo la creatività dei pastori e dei fedeli nel porre nuovo vigore non solo nel pregare per l&#8217;unità, ma anche nel procedere, passo dopo passo, verso quella trasformazione che sarà operata dalla preghiera. Lasciamo che il nuovo anno ci trovi più aperti, come individui e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo.<br />
 </p>
<p><strong>Chiesa Cattolica<br />
</strong>+ Mons. Mansueto Bianchi</p>
<p><em>Vescovo di Pistoia<br />
Presidente, Commissione Episcopale per l&#8217;Ecumenismo e il Dialogo della CEI</em></p>
<p> <strong>Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia<br />
</strong>Pastore Massimo Aquilante</p>
<p><em>Pastore Metodista, Presidente</em></p>
<p> <strong>Sacra Arcidiocesi Ortodossa d&#8217;Italia e di Malta<br />
ed Esarcato per l&#8217;Europa Meridionale<br />
</strong>+ Metropolita Gennadios<br />
<em>Arcivescovo Ortodosso d&#8217;Italia e di Malta<br />
ed Esarca per l&#8217;Europa Meridionale</em></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> <a href="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2012/01/cover_sett_preg2012.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-558" title="cover_sett_preg2012" src="http://www.missionariofrancescano.org/site/wp-content/2012/01/cover_sett_preg2012-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA MISSIONE NASCE DAL BATTESIMO</title>
		<link>https://www.missionariofrancescano.org/site/2012/01/la-missione-nasce-dal-battesimo/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 08:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<table style="width: 90%;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
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<td>Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio diletto» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come salvatore) (cf prefazio).</p>
<p><strong>Il battesimo di Cristo è il «nostro battesimo»</strong><br />
La redazione degli evangelisti tende a presentare il battesimo di Gesù come il battesimo del «nuovo popolo di Dio», il battesimo della Chiesa. Nel libro dell’Esodo, Israele è il figlio primogenito che viene liberato dall’Egitto per servire a Dio e offrirgli il sacrificio (Es 4,22); è il popolo che passa tra la muraglia d’acqua del Mar Rosso e nel sentiero asciutto attraverso il fiume Giordano. Cristo è il «figlio diletto» che offre l’unico sacrificio accetto al Padre; Cristo che «esce dall’acqua» è il nuovo popolo che viene definitivamente liberato: lo Spirito non solo scende su Cristo, ma rimane su di lui «perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio» (prefazio). Lo Spirito che non aveva più dimora permanente fra gli uomini (Gn 6,3) ora rimane sempre, per Cristo, nella Chiesa.<br />
La missione di Cristo è prefigurata in quella del Servo sofferente di Isaia. Il «Servo di Iahvè» è colui che porta su di se i peccati del popolo. In Cristo che si sottopone ad un atto pubblico di penitenza, vediamo la solidarietà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con la nostra storia. Gesù non prende le distanze da un’umanità peccatrice: al contrario, vi si immedesima per meglio «manifestare il mistero del nuovo lavacro» (pref.) e i conseguenti impegni di azione apostolica che ne derivano per il discepolo.</p>
<p><strong>Alla riscoperta del proprio battesimo</strong><br />
Nati e vissuti nella fede della Chiesa, i cristiani hanno bisogno di riscoprire la grandezza e le esigenze della vocazione battesimale. E’ paradossale che il battesimo, il quale fa dell’uomo un membro vivo del Corpo di Cristo, non abbia molto posto nella coscienza esplicita del cristiano e che la maggior parte dei fedeli non sentano l’ingresso nella Chiesa attraverso l’iniziazione battesimale come il momento decisivo della loro vita.<br />
Il battesimo dato a noi nel nome di Cristo è manifestazione del preveniente amore del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso ci pone dunque in comunione con Dio, ci integra nella sua Famiglia; è un passaggio dalla solidarietà nel peccato alla solidarietà nell’amore. Una nuova sensibilità per il battesimo è stata suscitata nella Chiesa dallo Spirito: oggi più che mai, nelle comunità cristiane, si presenta la vita cristiana come «vivere il proprio battesimo»; e maggiormente si manifesta negli adulti il bisogno di ripercorrere le tappe del proprio battesimo attraverso un «cammino catecumenale» fatto di profonda vita di fede vissuta comunitariamente, legata ad una seria conoscenza della Scrittura.</p>
<p><strong>Il battesimo dei bambini<br />
</strong>E’ un problema assai dibattuto non tanto per il valore e l’efficacia del battesimo dato al bambino quanto per la sua opportunità nella società attuale. Siamo entrati in un’epoca caratterizzata dal pluralismo e dai valori della fraternità e responsabilità personale. La famiglia non ha più l’influsso determinante di una volta; i genitori non sono in grado di fare opzioni definitive per i loro figli; e la rapida trasformazione della società rende ancor più difficile l’educazione della fede. Ancor peggio, le statistiche e l’esperienza dicono che una grande quantità dei bambini battezzati non vengono poi di fatto sufficientemente istruiti ed educati nella fede cristiana. I motivi che portano certi genitori a chiedere il battesimo dei loro figli possono essere la convenienza sociale, la tradizione familiare e le paure di natura superstiziosa.<br />
La soluzione al problema non è facile e le sperimentazioni in corso possono dar origine a disagio, meraviglia, rifiuto. Occorre inserire il problema nel quadro di una «pastorale d’insieme» che tenda al rinnovamento della catechesi battesimale e che accompagni il cammino catecumenale dell’intera famiglia del battezzando. Ciò che conta non è fissare la data del battesimo, ma percorrere un cammino di fede.<br />
 </td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Il battesimo di Gesù<br />
Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo<br />
</strong>(Disc. 39 per il Battesimo del Signore, 14-16. 20; PG 36, 350-351. 354. 358-359)</p>
<p>Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.<br />
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell&#8217;acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell&#8217;acqua.<br />
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste. <br />
«Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l&#8217;amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.<br />
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.<br />
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.<br />
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità<br />
dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.<br />
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.<br />
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.<br />
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell&#8217;uomo. Per l&#8217;uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.<br />
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.<br />
  <strong></strong></td>
</tr>
</tbody>
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		<title>8 DICEMBRE, IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 17:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricorrenza dell’Immacolata è centrale per l’Avvento che prepara a rivivere il «mistero della Redenzione» in avvenimenti dove la grazia fa irruzione in modo sovrabbondante. Maria segno dei tempi nuovi Dio ha voluto Maria per la salvezza dell’umanità, perché ha voluto che il Salvatore fosse «figlio dell’uomo»; per questo viene applicata a Maria, con pienezza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>La ricorrenza dell’Immacolata è centrale per l’Avvento che prepara a rivivere il «mistero della Redenzione» in avvenimenti dove la grazia fa irruzione in modo sovrabbondante.</h3>
<p><strong>Maria segno dei tempi nuovi</strong><br />
Dio ha voluto Maria per la salvezza dell’umanità, perché ha voluto che il Salvatore fosse «figlio dell’uomo»; per questo viene applicata a Maria, con pienezza di significato, la parola di Dio contro il tentatore: <em>«</em><em>Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa» (Gn </em>3,15). E Maria viene riconosciuta come la<em> «</em><em>nuova Eva, madre di tutti i viventi» </em>(prima lettura). Così Maria appare accanto a Cristo, il nuovo Adamo, e perciò ci si presenta come colei che aiuta a riscoprire e a rispettare il posto della donna nella salvezza dell’umanità. Richiama ed esalta il posto e il compito della vergine, della sposa, della madre, della vedova, nella società, nella Chiesa e nel mondo; rivendica la dignità della donna contro ciò che la attenta.</p>
<div><strong></strong></div>
<p><strong>Prescelti e predestinati<br />
La scelta che Dio ha fatto di ogni essere umano che viene all’esistenza per essere inserito nel Cristo e per avere in lui il suo posto nel mondo, nella Chiesa, viene richiamato dalla pagina di Paolo (seconda lettura). Siamo tutti voluti e amati da Dio, ciascuno ha il suo inconfondibile posto nell’umanità, ciascuno vi deve operare in maniera santa, senza macchia, nella carità. Maria sta certo al vertice di questa corrispondenza.<br />
La scena dell’annuncio a Maria (vangelo) è<em> </em>la pagina della cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Il Concilio ha sottolineato con forza, come facevano già i Padri della Chiesa, che Maria ha apportato all’opera di Cristo non una inerte passività ma una operosa attività. Il suo «si» è stato mantenuto e accentuato in tutta la vita sino al calvario dove offrì Cristo che si offriva per la nostra salvezza. Maria insegna agli uomini d’oggi che entrare nel mistero di Cristo è mettersi a «servire». Scelta per madre, si dichiara «serva». E nella sua vita ha avanzato nel cammino della fede, della dedizione, dell’obbedienza, dell’amore, della speranza (LG 58; 63; 65). Il mondo è stanco di parole, di gesti clamorosi, di chi si mette sempre al primo posto. Maria ci insegna che bisogna più fare che parlare, preferire l’opera umile ma tenace e carica di amore, mettersi a servizio anche quando si è chiamati a compiti importanti.<br />
Maria è modello di fede adulta e consapevole, di virtù mature, cresciute in un continuo esercizio di impegno per gli altri, di ininterrotta apertura all’amore.</p>
<div><strong></strong></div>
<p></strong><strong>Un segno che il male è sconfitto<br />
Accanto al vero Adamo fu creata la vera Eva: Maria fa parte del mistero di Cristo. Dove era abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia. L’Immacolata è il «segno» che con la risurrezione di Cristo il male è già sconfitto «in partenza» se una creatura ha potuto essere ripiena di grazia dal primo istante della sua esistenza.<br />
La Scrittura, con il triste ritornello: «E fece quel che è male agli occhi del Signore, imitando i suoi<strong> </strong>padri» (cf <em>2 Re </em>13,2.11&#8230;), vuol dare un esempio dell’implacabile contagio del peccato che il libro della Genesi esemplifica più plasticamente ricercando l’origine del male. Maria Santissima, sottratta al peccato «originale», anche la garanzia che nel mondo il bene è più forte e più contagioso del male. Con lei, la prima redenta, ha inizio una storia di grazia «contagiosa».</p>
<div><strong></strong></div>
<p></strong><strong> </p>
<p></strong></p>
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		<title>PER UN NATALE DI CONDIVISIONE E SOLIDARIETA&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[NON SIAMO RIMASTI INDIFFERENTI  “Il Natale ci insegna, a mettere in comune ciò che abbiamo, ci sprona ad esercitarci nella condivisione, a dare e ricevere con semplicità e gioia, con amore gratuito che non attende né ricompensa né gratitudine”.  “Non Siamo rimasti indifferenti” Non è un semplice slogan o frase fatta, ma è ciò che, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Myriad Pro;"><span style="font-size: small;">NON SIAMO RIMASTI INDIFFERENTI</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span></strong><strong><em><span style="font-family: Myriad Pro;"><span style="font-size: small;">“Il Natale ci insegna, a mettere in comune ciò che abbiamo, ci sprona ad esercitarci nella condivisione, a dare e ricevere con semplicità e gioia, con amore gratuito che non attende né ricompensa né gratitudine”. </span></span></em></strong></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Myriad Pro;"><span style="font-size: small;">“Non Siamo rimasti indifferenti” Non è un semplice slogan o frase fatta, ma è ciò che, attraverso tutti voi, ho potuto sperimentare ancora nel corso del 2011: una vera e propria gara di interesse alla solidarietà verso alcuni eventi, davanti ai quali non si è rimasti indifferenti, e per le adozioni e progetti da noi proposti. Ognuno secondo le proprie possibilità ha voluto in qualche modo partecipare ai tanti drammi e necessità e rendersi prossimo con chi soffre e vive diverse necessità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro;"><span style="font-size: small;">Il Vangelo con i suoi insegnamenti è sempre connesso con gli eventi della società. L’indifferenza è assolutamente contraria ai principi del Vangelo, che ci chiede di seguire l’esempio e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che invita a praticare la giustizia e amare la pietà. Il dramma del Corno d&#8217;Africa è davanti agli occhi di tutti. Per mesi la comunità internazionale &#8211; e di fatto chiunque seguisse la situazione &#8211; sapeva ciò che sarebbe poi accaduto, cioè che l’avvento di una diffusa carestia avrebbe causato gravi danni alle famiglie, il venti per cento delle quali oggi si trova a dover affrontare un’estrema riduzione dei beni alimentari, con livelli di acuta malnutrizione superiori al trenta per cento. Un dramma in cui l’indice di mortalità è di oltre due persone al giorno ogni diecimila. E la maggior parte sono bambini. Anche prima della carestia, la situazione era drammatica per i bambini sotto i cinque anni nei campi di rifugiati, per via del nutrimento insufficiente, al di sopra del livello di emergenza. </span></span><span style="font-family: Myriad Pro;"><span style="font-size: small;">Considerando questi fatti e vedendo le tante immagini che quotidianamente sono sotto i nostri occhi, mi è venuto alla mente l&#8217;episodio evangelico della moltiplicazione dei pani.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta».</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">Gesù disse loro: «Date loro voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">C’erano infatti circa cinquemila uomini.</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti.</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste</span> <span style="font-family: Myriad Pro;">(Luca 9,11-17).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Quante volte abbiamo sentito risuonare nella mente e nel cuore le parole di Gesù: «Date loro voi stessi da mangiare»… e quante volte, come i discepoli, conoscendo la nostra impossibilità, davanti ai tanti grandi problemi abbiamo risposto: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci»…</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Myriad Pro;"><strong>Utopia, sogno?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Ciò che è accaduto è un&#8217;utopia? Un sogno? No! É la promessa di Dio, è la manifestazione di una tenerezza infinita che intende rispondere ai bisogni dell’uomo, anche i più elementari: la tenerezza del Signore si espande su tutte le creature. Gli occhi di tutti sono rivolti a Te in attesa e tu provvedi loro cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente (Sal 144).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">E se ancora non siamo persuasi che il miracolo dell’abbondanza materiale e spirituale possa accadere anche ai nostri giorni, ricordiamoci che il miracolo non dipende da noi, noi siamo solo i “pesci e i pani” da moltiplicare e le mani per condividere e distribuire. Per questo da parte nostra si richiede abbandono totale e fiducioso al cuore amante di Dio, Gesù Cristo, presenza discreta e nascosta che, se lo vogliamo, moltiplica il “poco” che abbiamo da offrire per fare cose grandi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Myriad Pro;"><strong>Il duplice miracolo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Date loro voi stessi da mangiare! Inizia da qui il primo vero miracolo. È un invito a non rassegnarsi, a non accettare il mondo così com’è, con le sue pesantezze e finitezze. La vera necessità è saper aprire gli occhi. Scrutare bene i segni di novità.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">E la novità assoluta è Qualcuno che può vincere e vuole vincere ogni necessità.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Qualcuno che già un tempo ha provveduto alle necessità del suo popolo. Come non vedere che c’è la bontà amante di Dio che vuole un’umanità riscattata dalla necessità, sciolta dai suoi limiti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Ecco il primo segno da saper cogliere in questo fatto miracoloso: a fronte di ogni necessità, pur vera e reale, c’è sempre l’amore di Dio. E questo deve diventare motivo di speranza per ciascuno.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Il secondo segno del miracolo è la donazione-condivisione che hanno reso possibile l’abbondanza.Infatti, se quei cinque pani e due pesci fossero rimasti nelle mani degli apostoli, il miracolo non si sarebbe potuto compiere. Bisognava invece che dalle mani degli apostoli passassero nelle mani di tutti. Il miracolo della moltiplicazione comincia quando il pane da mio diventa nostro. Il pane per noi stessi è una questione materiale, ma il pane per tutti è una questione spirituale. La moltiplicazione, quindi, è possibile solo quando si condivide, cioè si mette il pane nelle mani di Dio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">E questo ci stimola a non restare inoperosi, se Cristo opera con noi tutto è possibile. È Lui stesso infatti che ci riempie le mani e, a meno che non le chiudiamo, noi abbiamo sempre qualcosa da fargli moltiplicare, da dargli, perché ne faccia ciò che vuole.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Myriad Pro;"><strong>Vietato essere indifferenti</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">ll miracolo, che tutti possiamo compiere, non è quello della moltiplicazione, ma quello della condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste.  Gesù ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Non ci dà per questo una ricetta utile per sfamare i popoli del mondo, né per risolvere il dramma della fame. Ci ricorda che è vietato essere indifferenti davanti alla tragedia degli affamati e assetati! Ci incoraggia a dar loro da mangiare e a dividere il pane con i bisognosi. Seguendo il Cristo dobbiamo essere sensibili alla povertà dei popoli&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Myriad Pro;"><strong>Dall&#8217;indifferenza alla solidarietà</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Dunque anche noi possiamo compiere miracoli, se solo volessimo dividere e condividere, perché anche oggi, come allora, Gesù prende ciò che gli diamo e lo mette a disposizione di tutti, saziando nello stesso tempo la fame nostra e quella degli altri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Ma, se per egoismo o per mancanza di fiducia, noi vogliamo pensare solo alle nostre necessità, se vogliamo tenere stretti nelle mani i nostri pani e i nostri pesci perché temiamo di rimanere a mani vuote, allora, certamente, quelle poche cose non riusciranno a saziare neppure noi. E con le mani piene e chiuse non riusciremo a vedere compiersi i miracoli di Dio. Madre Teresa di Calcutta diceva profeticamente: “il peggior male è l’indifferenza”. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Durante questi anni di servizio alle missioni ho avuto tante testimonianze, da voi tutti, che con generosità avete messo nelle mani di Dio la vostra sensibilità e l’interesse, la vostra preghiera e carità. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Al Centro Missionario riceviamo molte telefonate e lettere in cui ci chiedete come essere vicini alle tante piccole o grandi emergenze, senza dimenticare i tanti progetti che, come Centro Missionario, da anni sosteniamo in tante parti del mondo. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Quante volte ci siamo sentiti interrogati dalle urgenze di altri e non ci siamo acquietati dicendoci che posso dare?.., Non ho niente!&#8230; Ma è proprio quel niente nelle nostre mani che, affidato al Signore, può moltiplicarsi e diventare sostegno e ristoro per tanti, al di là di ogni nostra previsione. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Il Signore ci chiede questo: sii fedele nel poco, là dove essere fedeli non significa custodire rabbiosamente il poco che riconosciamo di avere, ma piuttosto avere l’umiltà e il coraggio di condividere, nella fiducia che la volontà salvifica del Signore vuole passare per le nostre povere mani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Myriad Pro; font-size: small;"> </span><strong><span style="font-family: Myriad Pro;">Betlemme terra del pane; </span></strong><strong><span style="font-family: Myriad Pro;">Natale festa della condivisione</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Betlemme, in ebraico significa “la casa del pane”. E’ significativo che Gesù nasca in una località che porta quel nome particolare e che venga posto, appena nato, in una… mangiatoia! Un grande e profondo messaggio è racchiuso in questo fatto che anticipa ciò che Gesù compirà durante la sua vita quando attirerà a Sé le folle semplici con il miracolo del pane.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Come nell&#8217;unica preghiera che ci ha insegnato, il Pater, riassumerà ogni domanda materiale nella richiesta del pane quotidiano.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">Come nell&#8217;Ultima Cena istituisce l&#8217;Eucaristia e sotto le apparenze del pane lo dona ai suoi discepoli.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Myriad Pro;">In questo tempo di Avvento, mentre ci prepariamo alla celebrazione del Natale, ricordiamo come S. Francesco d’Assisi, affascinato dal mistero dell’Incarnazione volle riproporre a Greccio nel presepe vivente, «divenendo in tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione» perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, che a Betlemme si fa &#8220;pane&#8221; per noi. Il Natale ci insegna, a mettere in comune ciò che abbiamo, ci sprona ad esercitarci nella condivisione, a dare e ricevere con semplicità e gioia, con amore gratuito che non attende né ricompensa né gratitudine. </span></span></p>
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		<title>DOMENICA 30 OTTOBRE; LA VITA COME SERVIZIO</title>
		<link>https://www.missionariofrancescano.org/site/2011/10/domenica-30-ottobre-la-vita-come-servizio/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 14:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Missionario Francescano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemplazione e Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)  In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli di­cendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti, fardelli pe­santi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)</strong></p>
<p> <em>In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli di­cendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti, fardelli pe­santi e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli nemmeno con un dito.</em><em>Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d&#8217;onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, di saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati &#8220;rabbì&#8221; dalla gente. </em><em>Ma voi non fatevi chiamare &#8220;rabbì&#8221;, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate &#8220;padre&#8221; nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare &#8220;guide&#8221;, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. </em><em>Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».﻿</em></p>
<p><em>﻿</em><strong>LA VITA COME SERVIZIO</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>DON OSCA BATTAGLIA &#8211; ASSISI</strong></p>
<p>Con questo brano del vangelo, Matteo inizia un lungo discorso nel quale Gesù critica in modo dettagliato il comportamento degli scribi e dei farisei, i capi religiosi ebrei del suo tempo. È l&#8217;ultimo discorso che egli tiene nel Tempio di Gerusalemme prima di affrontare la sua passione e morte voluta proprio dai capi religiosi del suo popolo. Il tono è polemico e tagliente, ma privo di risentimento, di rancore e, tanto meno, di odio. E diretto ai discepoli e alla folla e ha lo scopo principale di ammonire i suoi seguaci a non cade­re nei difetti che egli critica nei capi giudei. L&#8217;evangelista lo riporta, con i dovuti aggiornamenti, per istruire la sua comunità fatta di giudei convertiti e da pagani. Non si tratta di una critica fine a se stessa, ma di una denuncia diretta a segnalare la diversità tra il comportamento cristiano e quello giudaico. Appare chiaro che ancora i cristiani con­vertiti vivono fianco a fianco degli ebrei e partecipano alla stessa liturgia sinagogale. Non sono stati scacciati come eretici e apostati; su di loro non pende ancora la maledizione aggiunta più tardi alla preghiera delle «Diciotto benedizioni» che recita così: «Per i calunniatori e gli eretici (<em>minim</em>) non ci sia speranza, e tutti in un istante periscano». I «<em>minim</em>» contro cui è lanciata l&#8217;anatema sono i cristiani, chiamati altrove anche «<em>nozrih</em>» (nazzareni).</p>
<p>Forse perché non c&#8217;è stata ancora rottura la critica dell&#8217;evange­lista non è malevola, ma ha fine didattico di insegnamento. Egli trac­cia magistralmente due quadretti: nel primo descrive il comporta­mento di scribi e farisei; nel secondo, in maniera parallela e antiteca, il comportamento dei cristiani. Essi sono separati dall&#8217;ammonizione che segna la differenza tra i due campi: «Ma voi non fate così». Meri­ta analizzare in dettaglio le due parti.</p>
<p>La critica al giudaismo inizia con un riconoscimento positivo della funzione magisteriale di scribi e farisei nel trasmettere con au­torevolezza e competenza la parola di Dio: «Sula cattedra di Mosè si sono seduti scribi e farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dico­no». La cattedra di Mosè era un seggio di pietra o di legno presente in ogni sinagoga. L&#8217;archeologia ce ne ha fornito diverse forme spes­so scolpite con arte. Era posta nella parete di fondo dell&#8217;edificio alla maniera della cattedra vescovile nelle chiese romaniche. Da quel seg­gio i rabbini impartivano le loro lezioni a commento della pagina biblica appena proclamata. La critica di Gesù e dell&#8217;evangelista ri­guarda tre difetti: l&#8217;incoerenza, il legalismo spietato, l&#8217;esibizionismo. L&#8217;incoerenza è descritta in poche parole: «Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno». I rabbini del tempo spiegavano le Scritture, ed emettevano sentenze in base alla legge giudaica, in maniera ritenuta legittima anche da Gesù e dai primi cristiani. Ma non erano testimoni credibili di quello che insegnavano. Tra il dire e il fare c&#8217;era una di­stanza incolmabile. Gesù dice di seguire i loro insegnamenti, ma non la loro condotta.</p>
<p>Il secondo difetto, legato al precedente. era il legalismo op­pressivo, che spesso era un vero abuso di potere. La legge da ap­plicare era fatta di numerose e minute prescrizioni (613 per la precisione), che i rabbini consideravano come la siepe messa a difesa dei comandamenti di Dio. Spesso quelle norme risultavano insopportabili e difficili da praticare. Gesù dice che quel carico era eccessivo tanto che gli stessi giudici non osavano nemmeno toccarlo col dito. Il terzo difetto rilevato è l&#8217;esibizionismo religio­so descritto con maggior ricchezza di dettagli in tre atteggiamenti tipici: l&#8217;ampliamento dei filatteri e delle frange, i primi posti a tavola e in sinagoga, il saluto plateale in pubblico. I filatteri sono strisce di cuoio alle quali è appesa una teca contenente un cartiglio di pergamena con su scritti alcuni brani della Scrittura (Es 13,1­16; Dt 6,4-9; 11,13-21). La teca (<em>mezuzzah</em>) si legava con i legacci di cuoio intorno al braccio sinistro e sulla fronte al momento del­la preghiera, quando si indossava anche il mantello particolare (<em>tallit</em>) a strisce bianche e nere, ai cui bordi erano applicate frange di lana bianca o azzurra (<em>zizit</em>) a ricordare i comandamenti di Dio. Questo insieme di segni era fortemente esagerato per farsi nota­re. Sempre su questa linea di comportamento, Gesù denuncia la corsa ai primi posti a tavola nei banchetti (Lc 14,7-11) e i posti di onore in sinagoga, come diritto di precedenza, accanto alla catte­dra di Mosè. Nota anche la ricerca dell&#8217;ossequio pubblico con saluto e gesto di deferenza nelle piazze affollate, e l&#8217;esibizione del titolo onorifico di «rabbì» preteso con forza.</p>
<p>A quest&#8217;ultima pretesa si innestano le regole di vita comunita­ria cristiana dettate in maniera esemplificativa da Gesù. Il comporta­mento farisaico è un rischio sempre presente in ogni comunità reli­giosa, anche in quella cristiana e Gesù mette tutti sull&#8217;avviso introdu­cendo il suo insegnamento con una serie di contrapposizioni: «Ma voi non fatevi chiamare &#8220;rabbi&#8221;; Non chiamate &#8220;padre&#8221; nessuno; non fatevi chiamare &#8220;guide&#8221;». Egli proibisce l&#8217;uso di titoli onorifici in un contesto di esibizionismo religioso e di vanitosa affermazione di sé e della propria autorità come accadeva per scribi e farisei. <em><span style="font-family: Calibri;">Alla base del rapporto tra cristiani egli pone l&#8217;uguaglianza fondamentale di tutti come figli di Dio con pari dignità. La comunità cristiana è una famiglia di fratelli, tutti ugualmente figli di Dio da rispettare e da servire. Non c&#8217;è posto per il dominio autoritario di chi vuol prevalere sugli altri o di chi va in cerca di privilegi e di esibizioni vanitose. Solo il Padre che nei cieli e Gesù possono pretendere un culto e una vene­razione, perché sono al disopra di tutti. Tra i fratelli cristiani l&#8217;unico titolo di gloria è il servizio, non il dominio</span></em>.</p>
<p>Detto questo, Gesù non intende qui proibire i titoli che indi­cano i servizi e le funzioni specifiche affidati a chi ha responsabilità nelle Chiesa. Egli non ha predicato nessun populismo e nessun egualitarismo minimista, che annulla ogni distinzione di ruoli, altri­menti non avrebbe scelto i Dodici, ponendoli a capo della sua Chie­sa. Questa fu concepita, fin dall&#8217;età apostolica, come un corpo con varie membra, che svolgono funzioni e servizi diversi a seconda dei carismi e dei ministeri che lo Spirito distribuisce a chi vuole. I titoli che più tardi sono entrati nella prassi della Chiesa, non sono segni di gloria o di vanità personali. Guai a pretenderli ed esibirli come affermazioni di superiorità sugli altri; devono esser segni di servizio umile e disinteressato, secondo quanto ha detto Gesù stes­so: «Chi vuol diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell&#8217;uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 20,26-28). Chi non la pen­sa così sarà ridimensionato da Dio.</p>
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